La percezione del mondo

Chiudete gli occhi, tappate le orecchie e fate reset totale di tutto. Tornate per un momento come un bambino appena nato che non sa assolutamente nulla, neanche del mondo che lo avvolge.

Siete pronti? Ora aprite gli occhi e ascoltate cosa il mondo ha da dirvi.

Un numero schiacciante di sensazioni di qualsiasi tipo. Siamo praticamente invasi e dobbiamo cominciare a fare un po’ d’ordine. Tocchiamo intorno a noi, guardiamo le cose, le odoriamo e ne sentiamo il gusto. Alcune di esse sono particolari. Ci sono queste cose chiamate mani, se proviamo a toccarle abbiamo una sensazione doppia. Sentiamo qualcosa sia sulla mano che tocca, sia su quella toccata. Non era mai successo. Da quando abbiamo riaperto gli occhi, per la prima volta da una azione percepiamo due reazioni. Noi invece siamo abituati a entrare in contatto con cose come un muro: spingendo, sentiamo solo la nostra mano che si comprime.

Stiamo cominciando a costruire noi stessi definendo anzitutto i nostri confini. Questa sensazione particolare non c’è solo con le mani, ma con tutto ciò che chiamano corpo. Il nostro corpo. Lo potremmo pensare come un contenitore. Di cosa però, è una bella domanda. Possiamo addirittura vederlo davanti ad uno specchio. E’ un qualcosa di stranissimo, perché per la prima volta vediamo una corrispondenza tra ciò che noi facciamo e i movimenti di un qualcosa che è al di fuori dei nostri “confini”. Quell’immagine riflessa non siamo noi, eppure ci sta rappresentando. Siamo fatti così allora! Piacere di conoscerci.

Archiviamo e cataloghiamo le nostre esperienze con tutti i nostri sensi a disposizione, in maniera incessante e senza sosta. Appena abbiamo capito dall’esperienza cosa recepiscono i nostri sensi, con la stessa possiamo costruire il nostro io.

Non è certo un percorso semplice, ma dopo anni e anni di fatiche riusciamo a percepire chiaramente chi siamo. E poi le cose si complicano, perché in quell’involucro esterno del mondo ci sono altri “io”. I nostri genitori, gli amici, l’amore (magari più di uno) e perfino i nemici o i perfetti sconosciuti. Siamo circondati! Di queste individualità ce ne sono anche altre, un po’ particolari a dire il vero, non camminano come noi ed hanno una strana escrescenza dietro. La chiamano coda. C’insegnano che li abbiamo definiti animali: quello più piccolo si chiama gatto, e poi c’è quell’altro, quello che sbava tantissimo e vuole sempre giocare con la pallina. Si chiama cane. Sono diversi da noi, ma anche tra di loro.

Stiamo scoprendo che il mondo è lungi dall’essere disabitato! Scopriamo i pesci che vivono dove noi non possiamo stare per più di un minuto. Gli uccelli che riescono a fare qualcosa di affascinante come volare: noi siamo schiacciati a terra mentre a loro basta dispiegare le ali.

Ormai è chiaro, siamo parte del mondo. Possiamo richiudere gli occhi come prima e pensare a tutto quello che abbiamo imparato.

Tutte le nostre esperienze le abbiamo subite dall’esterno, imparando da esse. Solo che alcune di queste però erano molto particolari, quelle che riguardavano noi stessi.

Registriamo ogni cosa che succede come un evento, ciascuno ordinato in una scala temporale che continua a scorrere. Eppure ogni tanto ci fermiamo a pensare, a noi, a quello che può succedere o a ciò che è già capitato. Pensare, che tipo di esperienza è questa? Dobbiamo registrare questi momenti come un evento simile a tutti gli altri? In realtà sono abbastanza particolari, perchè ogni volta che lo abbiamo fatto, abbiamo cambiato il nostro modo di vedere il mondo. Siamo partiti che non sapevamo assolutamente nulla, e pensando, il mondo si è consegnato a noi per spiegarci come funziona. Ma pensando, anche noi ci siamo consegnati a noi stessi per imparare a conoscerci.

E’ qui che cominciano i problemi, perché in questo continuo dare e ricevere, la percezione cos’è? Non è la scienza del mondo, non è nemmeno un atto perché certo non possiamo scegliere quando e cosa percepire. Il mondo in fondo non è così passivo come potremmo aspettarcelo. Non siamo noi che lo abbiamo interrogato, è stato lui a forzarci a percepirlo.

E questo pone un problema, enorme, quello della coscienza. Non vedevo l’ora di aprirlo perché ho idee, tante e magari folli per qualcuno. Ma se lo scrivo è perché mi piacerebbe condividerle. Che ne dite di ritagliarvi cinque minuti e dirmi cosa ne pensate? E’ uno di quelli argomenti in cui voglio imparare perché alla fine siamo affascinanti tanto quanto ciò che succede nel mondo, del resto siamo mondo anche noi!

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