Tutto è retroazione

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Il punto era sulla definizione di retroazione, ma se riuscissimo a costruire una macchina basata sul processo decisionale, potremmo definirla un essere vivente?

Ci siamo lasciati con le macchine che sono molto diverse da noi. E a dirla così non sembra chissà quale conquista. Ciò che ci allontana dal frigorifero o dalla lavatrice è un’organizzazione chiamata retroazione: se ne può parlare in tanti modi, per esempio potremmo dire che ogni azione compiuta è frutto di un processo decisionale. Osserviamo, valutiamo, agiamo. Veniva comodo parlare di retroazione e di circoli che si richiudono, ma c’è il rischio che ogni modo di immaginarci tutto questo diventi spaventosamente simile a una matassa ingrovigliatissima.

Passiamo ai fatti. Mettiamoci al timone di una barca e mettiamoci a seguire la rotta per un po’. Cosa c’entra? Non serve molto per vederlo.

Mani sul timone e occhi puntati sulla rotta. La barca procede correttamente, quando un po’ di corrente devia la traiettoria, diciamo verso sinistra. Ora non è il tempo di agire, quanto piuttosto di decidere: ci rendiamo conto che non stiamo più seguendo la strada prestabilita, mettiamo a fuoco in che maniera stiamo deviando, decidiamo di girare il timone a destra per contrastare questo spostamento.

Finito? Tutt’altro.

Questa manovra riduce la deviazione della barca, fino a oltrepassare la rotta prestabilita e a creare il problema opposto. Ancora una volta ci serve il sistema di raccolta dati (siamo andati fuori rotta), il processo decisionale (come sta accadendo e come possiamo ostacolarlo?) e l’azione vera e propria.

Questa volta però il nostro intervento sarà meno drastico. Probabilmente oltrepasseremo ancora una volta la rotta, ma lo faremo in modo meno pronunciato. Cominciamo a prendere confidenza con il mezzo e impariamo come controllarlo. Eppure, per quanto c’impegniamo, non riusciremo in alcun modo a liberarci di questo processo decisionale. Dal punto di vista del timoniere è una retroazione continua: l’andamento è più quello di un ubriaco che cerca di riassestarsi piuttosto che un treno sulle rotaie. Possiamo solo dire che più bravo è un timoniere, tanto meno ci accorgeremo di queste oscillazioni intorno alla rotta.

Rotta del timoniere

Questa retroazione ha un qualcosa d’intrigante, soprattutto perché a pensarci bene è un po’ ovunque. Rimanendo strettamente sulla guida potremmo pensare a quando impariamo ad andare in bicicletta, con quel volante che oscilla terribilmente all’inizio pur di farci tenere un precario equilibrio. Poi il tempo passa e noi diventiamo più abili. Il nostro cervello controlla quasi da solo gli spostamenti del peso per non farci cadere.

Ma certo non è finita qui, la retroazione è qualcosa d’infestante. In biologia si parla di omestasi come la tendenza di un sistema a raggiungere delle condizioni di equilibrio dinamico nel tempo. E indovinate chi si nasconde dietro questa organizzazione dei processi metabolici?

Proseguiamo ancora, andiamoci a comprare un chilo di oro da qualche parte. Dovremmo pagare intorno 300 euro, una bella spesa ma volete mettere un bel lingotto sul camino?

Tornando a casa però, leggiamo di una nuova invenzione che riesce a produrre oro con la polvere di casa. Non costa neanche tanto, circa un centinaio di euro. Compriamola e mettiamoci a produrre oro in quantità industriali per diventare ricchi e avere sempre una casa pulita. Con abbastanza oro nella borsa torniamo dal nostro venditore e sentiamo quanto è disposto a pagare, voi cosa pensate accada? L’oro è diventato così comune che il prezzo è precipitato: con gli stessi 300 dollari ora più che un chilo potremmo comprarcene una tonnellata. Se prendiamo il prezzo dell’oro e la quantità disponibile, non vedete ancora una volta annidata la retroazione? In economia questa è la legge della domanda e dell’offerta.

Se tutte queste cose vi sembrano troppo lontane dalla realtà di tutti i giorni, cosa mi dite di quello che chiamiamo circolo vizioso? A cosa ci stiamo veramente riferendo?

Questa retroazione è dappertutto, dal nostro funzionamento a quello della nostra società, fino a tutta la Natura. Sembra quasi che tutto sia sempre e comunque un enorme processo decisionale. Forse può essere addirittura una maniera discriminante per capire cosa è vivo e cosa no. Proviamo a tirare un calcio ad un sasso e a una persona: il primo “reagirà” passivamente, rotolando come la meccanica di Newton ci ha spiegato, la seconda invece con un bel po’ di nervosismo.

Aspettate un attimo. Ma se riuscissimo a costruire un computer così raffinato da essere basato come noi sui processi decisionali, potremmo definirlo come un essere vivente?

Mani in circolo