Il tatto che comunica con il mondo

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Di tutti i cinque sensi, quello che più ci mette in comunicazione con il mondo è sicuramente il tatto. Si tocca solo si è toccati, perché è l'unico che comunica una relazione più che una sensazione.

E' caratteristico, come lo sono gli altri quattro sensi. Se non fosse che l'azione del contatto è quella preferita dalla Natura per costruire i suoi sistemi, dalla pianticella dell'orto fino ad arrivare al nostro cervello.

Vi siete mai chiesti qual è il senso che più ci mette in comunicazione con il mondo esterno? Mi aspetterei un coro in favore della vista, eppure sotto certi aspetti nulla può farci sentire parte del mondo come il tatto.

E’ vero, la vista è probabilmente il più potente dei cinque sensi, o perlomeno quello che più usiamo. E’ il componente principale di una ricetta che ha negli altri sensi i sapori e i segreti per rendere le nostre percezioni così ricche.

Eppure è basato sul distacco: la condizione perché funzioni è che possiamo vedere tutto ciò che non siamo noi. Nella società odierna, la parte del nostro corpo in cui risiedono i principali canali di comunicazione è il viso. Eppure non possiamo vederlo se non attraverso uno specchio. Quello che è nel nostro campo visivo non ci appartiene (a meno che non siamo noi stessi), e quindi possiamo classificarlo come esterno. Decidiamo di vedere o di chiudere gli occhi per non farlo. E’ un noi rispetto a tutto il resto. Di più, possiamo vedere e non essere visti. Non c’è nulla di bidirezionale, gli occhi spiano più che parlare.

Il tatto invece è l’unico dei cinque che ci rende parte del gioco. Se noi tocchiamo significa automaticamente che siamo toccati: l’unico modo per percepire è quello di procurare esattamente la stessa sensazione nell’altro. E’ il più democratico dei sensi, attraverso lo stesso canale si percepisce la relazione più che la sensazione. Ed è anche un potentissimo strumento comunicativo, perché se normalmente ci affidiamo alle parole, ci sono gesti come una carezza o uno schiaffo che vivono in un livello molto più profondo.

Anche fare l’amore è basato esclusivamente sul contatto. Se ci sono cose più coinvolgenti non lo so, ma potrei mettere la mano sul fuoco che non devono essere molte.

Non per nulla le relazioni in Natura si sviluppano esattamente su questo meccanismo. Siamo abituati a guardare il mondo dal nostro punto di vista di unico e indivisibile, dove ogni apparato o compartimento è determinato esclusivamente dalla sua funzione. Eppure il concetto di contatto esce fuori così tanto spesso che non può essere un caso. Se non ci credete andiamo a fare una passeggiata fuori e guardiamo una qualsiasi pianta. Tutte sono accomunate dalla stessa tendenza alla ramificazione, e cos’è questa se non una strategia per aumentare il contatto? I rami lo cercano con l’energia solare, le radici con i nutrienti presenti nella terra.

Così si va dalla pianticella dell’orto alla maestosa sequoia, nessuna potrebbe sopravvivere se non fosse per le sue foglie. Un qualcosa anche centomila volte più piccolo dell’intera pianta. Il sole le tocca per dare energia, le radici per portare l’acqua e l’aria per trasmettere l’anidride carbonica. Tutto è pronto per la fotosintesi.

Alla fine del processo le foglie rilasciano l’energia con cui tutta la pianta può sopravvivere. Lo faranno attraverso i canali e il mondo che le circonda. Eppure il termine rilasciare, così scientifico, ha senso solo quando le due parti sono in contatto.

Questo concetto potremmo estenderlo anche all’ossigeno che viene liberato, così essenziale per la sopravvivenza della vita. Non abbiamo neanche idea di quante siano le specie animali, qualcuno prova a stimarle tra i 3 e i 100 milioni, eppure i soli esseri viventi in grado di sopravvivere senza ossigeno sono alcune specie di funghi e batteri. Toglietelo, e saranno gli unici a rimanere nel nostro pianeta. Siamo qui grazie al tocco delle piante.

Non sono riuscito ancora a convincervi che la sensazione sulla pelle di quella piacevole brezza, del fastidiosissimo spigolo sul mignolo o del confortante calore di un caminetto, non siano ciò che più ci mette in comunicazione con il mondo? Magari vi sarete anche chiesti cosa c’entra questo con tutti i discorsi sulla percezione e sul funzionamento del nostro cervello.

C’entra. C’entra eccome, perché il nostro cervello riesce a fare ciò che fa solo perché ogni cellula è in contatto con le altre. Ogni neurone nel suo sviluppo si attorciglia intorno agli altri come un piatto di spaghetti, con l’unico scopo di toccare e farsi toccare. Pensate ad una foresta così fitta da non far passare neanche la luce. Il cervello semplicemente si spinge molto oltre la vostra più fervida immaginazione.

Mani by Stefano Ceretti